LA STAMPA del 06/02/2006

Armani: "vesto gli atleti come bandiere viventi" di Antonella Amapane

Giorgio Armani veste il tricolore. E sfila di nuovo a Torino. Il dieci
febbraio presenterà - durante la parata inaugurale delle Olimpiadi - 31
abiti ispirati alla bandiera italiana. Ogni dieci anni circa, lo stilista
arriva sotto la Mole per serate speciali. Nell'85 al Castello di Rivoli, in
occasione di un fashion-show con Valentino e Ungaro; nel '95 con un mega
defilè in piazza Vittorio, per il lancio delle auto Fiat "Bravo & Brava". E
adesso per un evento unico, i Giochi invernali. In realtà, Armani viene
spesso in incognito nella nostra città, ha un legame strettissimo che dura
da oltre 25 anni. Da quando il Gruppo Gft produceva una parte delle sue
linee che continuano a essere realizzate nei due stabilimenti di Settimo
Torinese, acquisiti da Armani Group insieme con Zegna. Poi, ci sono altre
ragioni. Una, anche famigliare - Andrea, il figlio di sua sorella Rosanna, è
un Camerana - ma lui sorvola per non far torto alle altre due nipoti
milanesi, Roberta e Silvana. L'altra è che il negozio di Piazza San Carlo
(la reinaugurazione sarà l'8 febbraio)- è uno di quelli che in Italia vende
di più.

      D'altronde il suo stile riassume al meglio il gusto sabaudo composto e
misurato, con un pizzico di twist eccentrico che il re della giacca ha
sempre definito "fra i più eleganti del globo". Citando fra le icone dello
chic l'Avvocato Agnelli e Marella Caracciolo. "Tra i pochissimi italiani di
rilevanza internazionale, di eleganza innata. Donna Marella, poi, ha un
savoir faire e uno stile inimitabili".

      Fra prove e ritocchi ai vestiti Armani racconta, sintonizzandosi
volentieri sul mood torinese. "Sono entusiasta di rappresentare il tricolore
per la cerimonia di apertura, l'ho trasformato in una bandiera vivente. Per
i 31 atleti ho disegnato pantaloni morbidi e una tunica aderente al busto
che si allarga verso il fondo con un taglio obliquo. Una speciale
ventilazione farà sventolare i capi. Grazie a un gioco di luci si vedrà il
tricolore".

      Emozionato?
      "Si, commosso. E grato agli organizzatori dell'evento di aver pensato
a me. Ma anche incuriosito per la novità. Credo sia fondamentale parlare di
bello e amore per il nostro Paese. L'Italia è fatta di passionalità e lo
sport, come la musica, accomuna la gente. Legarsi allo sport vuol dire
legarsi alla gente.... io faccio un lavoro destinato alle persone. Sento
molto queste Olimpiadi. Mi hanno chiesto di fare il tedoforo in via
Montenapoleone. Mi sono emozionato sentendomi coinvolto in un evento così
importante".

      Che cosa ne pensa delle Olimpiadi a Torino?
      "Un appuntamento eccezionale, in più abbiamo la fortuna di partecipare
con un campione straordinario come Rocca. Spero anche che i Giochi possano
dare nuovo slancio al Paese. Oltre a quella dose di ottimismo e di energia
che sono indispensabili per uscire dall'attuale crisi".

      Vecchio e nuovo. Ha visto come è cambiata la città?
      "Torino mi ricorda una città del passato anche se adesso è piena di
fermenti innovativi. Un po' Parigi, un po' Roma, anche un po' Milano. E'
bellissima, con un perfetto centro da capitale del Nord, austero, elegante.
Mi affascina anche il paesaggio ondulato che sale verso la collina. Quanto
al nuovo... lo giudicherò dopo averlo visto un po' meglio".

      Souvenir particolari sotto la Mole?
      "All'inizio, quando venivo da queste parti, mi piaceva andare, la
mattina presto, a spiare le vetrine di piazza San Carlo. Un'abitudine che ho
ancora adesso anche a New York, a Parigi, a Milano. Poi ricordo quella
straordinaria serata di "Bravo & Brava" in piazza Vittorio. Una sfilata
senza intoppi, nonostante le modelle portassero tacchi alti dodici
centimetri e abiti fitti di ricami pesanti. Appena le ragazze rientrarono
dietro le quinte, cominciò a diluviare. Per mesi mi sono chiesto cosa
sarebbe successo se il temporale fosse scoppiato prima".

      Starà qui un paio di giorni?
      "Arrivo e riparto. Vengo a Torino anche per inaugurare la boutique
Giorgio Armani appena ristrutturata, la sera dell'8 febbraio con un
cocktail. Firmerò e offrirò agli invitati una copia del libro fotografico "I
Can" di Special Olympic, il programma internazionale per disabili che
sostengo da anni. Poi tornerò il 10".

      Oggi c'è un'impronta torinese riconoscibile? Chi sono i giovani
sabaudi veramente chic?

      "Sicuramente si riassume nello stile understatement, ma stemperato da
tocchi personali. Mi viene in mente l'ironia di Stefania Rocca, la classe
innata di John Elkann, la raffinatezza fantasiosa di sua moglie Lavinia".

      Lei è venuto a Torino mille volte. C'è un iter armanian-piemontese che
ripete a ogni visita?

      "Mi piace andare a bere il marocchino al Caffè Torino e mangiare la
chateaubriand di tonno al ristorante Vintage 1997. Poi fare una puntatina al
San Carlo".

      Che cosa esporterebbe qui da Milano e viceversa?
      "Da Milano, il senso internazionale cosmopolita. Da Torino, la vita
sociale più intensa e costante, con meno capricci e meno meteore di mode e
persone".

 

Copyright © 2006 La Stampa