Il Gusto del Vintage va oltre Rimborsopoli

Il gusto del Vintage va oltre Rimborsopoli Presentissimo nelle ricevute dei consiglieri regionali il ristorante di piazza Solferino è sempre una sorpresa luca ferrua torino Umberto Chiodi Latini non è un personaggio facile. Ogni volta che può sbatte la sua cultura gastronomica ed enologica in faccia ai clienti e poco importa se hanno voglia di riceverla. Ma lui è fatto così. E nonostante quello basta scorrere gli elenchi delle note spese contestate ai consiglieri regionali nell’ambito dell’inchiesta che ha segnato il 2013 per accorgersi che molti indagati di Rimborsopoli mettevano alla prova le loro doti di gourmet in quelle seducenti sale rosse di piazza Solferino. D’altra parte bastava passare di lì all’ora di pranzo per vedere almeno un tavolo occupato da questo o quell’altro consigliere. Oggi è più raro ma il ristorante non si è svuotato, anzi. Quella cultura enogastronomica del padrone di casa - che con le signore si trasforma da sferzante gourmet in affabulatore - viene rispecchiata da piatti che sono una garanzia: due su tutti, buoni anche per chi è a dieta - una carne cruda che non ha rivali in città e un crudo di pesce di altissimo livello. E poi ci si può concedere uno spaghetto, semplice al pomodoro. Per accorgersi che la nobiltà del ristorante sta nella qualità degli ingredienti. E così le sedie lasciate vuote dai politici di Rimborsopoli sono andate a manager di azienda - soprattutto di banche - ma anche a tanti stranieri che al Vintage si cimentano con alcuni classici della tradizione piemontese ma poi si fanno sedurre dal risotto spinacini, zafferano e fegato grasso. Dove osano i golosi.